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Il welfare marittimo

 

Welfare del mare: politiche in onda

Un porto non è certo un luogo al quale si è abituati a pensare quando si parla di attuare politiche di welfare. Eppure vi transitano migliaia di lavoratori marittimi, che sono costretti a restare lontani dalle loro famiglie d’origine per lunghissimi periodi e sono quasi sempre sottoposti a turni di lavoro massacranti. È gente che proviene da tutto il mondo, con molti problemi, grandi e piccoli, da risolvere in poco tempo. Il transito è la loro condizione esistenziale: le navi, infatti, ormai attraccano e mollano gli ormeggi nel giro di 12-24 ore. In questo arco di tempo i marittimi hanno bisogno di mandare i soldi a casa, di telefonare alle famiglie, di fare le spese, di informarsi su quel che succede nei loro paesi d’origine, di chiedere aiuto perché magari non vengono pagati da mesi.
Fornire ai marittimi servizi efficienti, accessibili, gratuiti o a basso costo significa migliorarne la qualità di vita e rendere più sicure e produttive sia le navi che gli stessi porti.
La creazione di spazi attrezzati, come i Seamen’s Club, e un team di persone preparate e motivate nell’accoglierli favorisce la protezione di questa categoria di lavoratori che, vista la durezza delle condizioni a cui sono sottoposti per molti mesi all’anno, vive spesso difficoltà emotive e psicologiche (rischio di alcolismo, e depressione).

Il welfare marittimo inoltre è un settore fortemente caratterizzato e condizionato dall’economia mondiale. A partire dagli anni ‘60 uno degli effetti della globalizzazione fu la comparsa delle cosiddette bandiere ombra o di convenienza (FoC: Flags of Convenience).
La bandiera, che indica lo stato a cui è registrata la nave, determina i regimi fiscali, giuridici, ed economici a cui essa e il suo equipaggio sono sottoposti. I costi per il personale che includono il reclutamento, l’addestramento, lo stipendio, l’assicurazione, il vitto, i viaggi per prendere l’imbarco dipendono dalla bandiera.
In un settore come lo shipping in cui è la concorrenza a dettare le leggi di mercato, il costo del lavoro, è una delle voci che si vuole ridurre al minimo. Registrare pertanto la propria nave sotto una bandiera ombra, cioè appartenente a quegli stati che non riconosco le convenzioni internazionali, o che sono paradisi fiscali garantisce notevoli risparmi economici all’armatore. Così facendo si recluta manodopera a basso costo e si ignorano le principali norme internazionali sulla sicurezza della navigazione.
Con il passare degli anni, tutto questo ha determinato un generale abbassamento delle condizioni di lavoro, di sicurezza, e in generale di welfare dei lavoratori marittimi.
Occuparsi di welfare marittimo non significa solo offrire accoglienza e servizi ai marittimi nei porti, ma vuol dire anche lottare per promuovere una politica e una cultura che tuteli e riconosca la dignità e l’importanza del lavoratore marittimo.



Link:  http://www.ilo.org
International Labour Organisation
Link:  http://www.itfglobal.org
International Transport Workers’ Federation
Link:  http://www.seafarerswelfare.org
International Commettee on Seafarers Welfare
Link:  http://www.aposmar.net
Apostolato del mare - Italy

Allegato in formato pdf - Organismi internazionali che operano per il welfare marittimo

un nostro operatore di welfare marittimo a bordo
© Stella Maris Friends
Un nostro operatore di welfare marittimo in banchina
© Stella Maris Friends
Fotografia
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