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Vite d'amare

 

Testimonianze

Un lavoro speciale
“Il lavoro del marinaio è un’occupazione speciale che comporta obblighi pesanti: anzitutto devi rimanere lontano da casa per lunghi periodi, lontano dai familiari e dagli amici. Nessuna professione al mondo ti espone come questa ai rischi dell’isolamento, delle crisi di nostalgia. Ogni imbarco dura mediamente un anno, e se a casa i tuoi cari hanno bisogno di un aiuto, di una presenza, non puoi farci niente.
La vita a brodo è piuttosto monotona e pesante: vedi sempre le stesse persone, ti ritrovi a parlare delle stesse cose. Unici diversivi sono un film video-registrato o una partita a carte. Tutto il resto ti è precluso, anche una semplice passseggiata, o la possibilità di fare shopping. Ma il desiderio maggiore è quello di telefonare a casa, di sentire la voce della moglie e dei figli.”
Seaman cinese


Parola di marittimo
“una volta i marittimi, almeno i filippini, vivevano alla giornata, andavano per mare senza grandi motivazioni, arrivati in un porto cercavano il modo più semplice per sfogare il senso di solitudine ed isolamento, spendevano il poco che guadagnavano senza attenzione. Oggi chi si imbarca ha delle ambizioni, degli obiettivi a lungo termine. In particolare la casa: pagarsi la propria abitazione con i soldi guadagnati lavorando sulle navi. Il marittimo oggi ha più cultura ed è più consapevole, ma la vita a bordo è più dura e stressante. Bisogna essere sempre più veloci per ottimizzare i tempi: fermarsi sempre meno nei porti, ripartire il più velocemente possibile verso un’altra destinazione e poi sostare il minor tempo possibile e ripartire e così via. Ultimamente la situazione è peggiorata ancora a causa delle nuove disposizioni antiterrorismo. Come se noi fossimo dei terroristi: ma noi stiamo lavorando! Siamo arrivati qua a Venezia dopo quasi due mesi che non mettevamo piede a terra: partiti dall’Argentina a metà giugno, abbiamo fatto scalo in diversi porti sudamericani prima di cominciare la traversata dell’oceano, ma in nessuno di questi abbiamo potuto scendere. E’ difficile descrivere lo stato d’animo del marittimo che naviga per giorni, arriva in vista della terra, di un porto, di una città, ma non può scendere, deve stare a bordo, in rada. E si va avanti così, magari per più di un mese, poi attraversi l’oceano…”
Seaman filippino


Navi da crociera
“Ho cominciato a navigare nel 2001, alcune amiche mi avevano parlato di un lavoro in un ambiente originale: la reception delle navi da crociera. Allora mi sono imbarcata. I turni di lavoro sono estenuanti e devi sempre essere sorridente anche quando non ne puoi più. E’ da quattro anni che sono in giro per il Mediterraneo, ma l’anno scorso siamo anche andati e tornati dagli Stati Uniti e durante la traversata ho sofferto la mancanza ella terra, anche perché sul nostro ponte non c’è luce naturale, solo elettrica, e dopo una settimana ti manca proprio il sole.”
Hostess rumena

All’interno della cabina
“Tu immagina di farti una navigazione di trenta giorni senza mia toccare un porto: la vita è scandita con quei ritmi che sono, secondo me, gli stessi che hanno quelli in galera.
Poi ti rifugi dentro la cabina. Diventa il tuo mondo. Un mondo che ti estranea dalla nave, perché in cabina tieni ti tuoi ricordi. Quando hai chiuso la porta, diventa il posto dove puoi essere te stesso indipendentemente dal grado, dalle responsabilità. Qui dentro puoi abbandonarti allo sconforto, puoi abbandonarti a tutto quello che ti può capitare sulla testa, perché sono momenti che una dà quasi i numeri. Sì, uno può trovarsi anche a piangere qualche volta, perché la nostalgia è troppo forte, le preoccupazioni lo sovrastano, o perché non si hanno notizie dal mondo da troppo tempo.
In cabina c’è la fotografia dei tuoi, hai i tuoi segreti, le tue cose, è una sfera privata in cui vivi. Tutto il resto è lavoro; là è la vita. In quei quattro metri quadri cosa può esserci di vita? Solamente ricordi”.
Capitano italiano

Fotografia
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