|
Chi sono i marittimi
Il termine “marittimo” si riferisce a ogni persona impiegata, in qualsiasi mansione, a bordo di una nave d’altura, di proprietà pubblica o privata, escluse le navi da guerra (Convenzione ILO 163).
Non parlano la nostra lingua e non hanno la nostra moneta. Lavorano in media 84 ore la settimana, 7 giorni su 7 con contratti che vanno in media dai 4 agli 11 mesi all’anno. Vivono sul posto di lavoro, lontano migliaia di chilometri dai loro paesi d’origine e movimentano l’80% delle merci di cui ci serviamo quotidianamente.
Il transito è la loro condizione esistenziale, a volte per scelta, il più delle volte per necessità, e la nave viene percepita come un’istituzione totalizzante, che spesso impedisce i collegamenti con il resto della società.
Quello dei “nomadi del mare” è un mondo tutto particolare, dotato di leggi e norme proprie, in cui l’intreccio tra il diritto marittimo internazionale, le regole della bandiera a cui la nave è registrata, e i rapporti contrattuali dettati dall’armatore rendono difficile definire quali siano i diritti universalmente riconosciuti e come farli valere.
Il lavoro in nave è caratterizzato da rapporti molto gerarchici, da turni di lavoro molto faticosi, dalla convivenza forzata in spazi molto ristretti di persone di nazionalità e culture differenti. Tutti questi elementi uniti ad un lungo periodo di lontananza da casa aggiungono alla fatica fisica una notevole sofferenza emotiva e psicologica.
Dagli anni ’60, si è assistito ad un continuo declino del numero di marittimi europei, soppiantati da una forza lavoro proveniente dai paesi meno industrializzati.
Ad oggi si stima che la popolazione marittima mondiale sia di 1.227.056 (ILO 2000) e si caratterizza per una forte presenza di lavoratori filippini, indonesiani, indiani, cinesi, e dei paesi dell’est Europa, ecc.
Gli equipaggi sono composti in media da 16 a 25 persone per nave con un’età media di 35 anni.
|

© Stella Maris Friends
|

© Stella Maris Friends
|

© Stella Maris Friends
|
|